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Autore: elvi-adm

Come progettare un impianto fotovoltaico modulare per aziende

In un contesto produttivo in continua evoluzione, le aziende cercano soluzioni energetiche che non solo garantiscano autonomia e sostenibilità, ma che siano anche flessibili e scalabili nel tempo. L’impianto fotovoltaico modulare risponde a queste esigenze: si tratta di un sistema progettato per adattarsi alle necessità attuali dell’impresa, con la possibilità di espandersi progressivamente in base alla crescita dei consumi o all’estensione degli spazi produttivi.

Ma come si progetta un impianto modulare efficace e affidabile? La risposta richiede un’attenta pianificazione, valutazione tecnica e scelta di componenti di qualità.

Perché scegliere una struttura modulare

La modularità consente di affrontare l’investimento in modo progressivo, distribuendo i costi nel tempo e permettendo all’azienda di beneficiare da subito dei vantaggi del fotovoltaico, pur lasciando aperta la possibilità di potenziamento futuro. Questa configurazione è particolarmente indicata per realtà in espansione, per aziende agricole che diversificano la produzione o per industrie che ristrutturano edifici o acquistano nuove unità immobiliari.

Progettare fin da subito un impianto in ottica modulare significa predisporre le strutture, i quadri e le linee elettriche per accogliere nuovi pannelli e inverter in modo semplice, senza dover intervenire ex novo sull’intero sistema.

Analisi del fabbisogno e predisposizione delle strutture

Il primo passo per progettare un impianto modulare è l’analisi dei consumi energetici attuali e la previsione di quelli futuri. Attraverso uno studio dei dati di prelievo dalla rete, delle curve di carico e dell’eventuale presenza di macchinari a cicli discontinui o stagionali, si stabilisce una potenza iniziale da installare e una quota di espandibilità prevista.

Successivamente, è fondamentale valutare le superfici disponibili: tetti piani o inclinati, pensiline, coperture agricole, aree a terra o su serre fotovoltaiche. Le strutture portanti devono essere realizzate in modo da poter ospitare moduli aggiuntivi, garantendo solidità e sicurezza anche nelle fasi successive di ampliamento. In questa fase, è fondamentale affidarsi a progettisti esperti che conoscano le normative edilizie ed elettriche, oltre a eventuali vincoli paesaggistici o autorizzativi.

Scelta di inverter, quadri e componenti espandibili

Uno dei punti chiave nella progettazione modulare è la scelta di componenti scalabili. Gli inverter devono essere selezionati con capacità superiore rispetto all’installazione iniziale o prevedere la possibilità di aggiungere nuove unità in parallelo. I quadri elettrici devono essere predisposti per accogliere nuove stringhe di pannelli, mentre i sistemi di protezione e monitoraggio devono essere in grado di gestire l’aumento della potenza installata.

Anche il cablaggio gioca un ruolo strategico: una progettazione corretta prevede l’inserimento di linee ridondanti o di canaline con spazi liberi per il passaggio di nuovi cavi. Questo approccio evita costosi interventi futuri e garantisce che ogni fase di espansione sia rapida, sicura e conforme alle normative CEI vigenti.

Monitoraggio e gestione energetica evoluta

Per un impianto modulare è essenziale disporre di un sistema di monitoraggio centralizzato, in grado di aggregare i dati di produzione, consumo, rendimento e stato di funzionamento. Questo consente non solo di verificare le prestazioni del sistema in tempo reale, ma anche di pianificare l’espansione in base a dati oggettivi. La gestione energetica deve prevedere anche logiche di ottimizzazione per l’autoconsumo, l’accumulo e l’eventuale immissione in rete.

Con l’integrazione di sensori intelligenti, dispositivi IoT e software di controllo remoto, è possibile avere una visione completa dell’impianto e intervenire tempestivamente in caso di anomalie. La tecnologia modulare si sposa perfettamente con i concetti di digital twin e manutenzione predittiva, garantendo una gestione proattiva dell’energia.

Contatta ELVI S.p.a. per progettare il tuo impianto fotovoltaico su misura. I nostri tecnici sono pronti ad accompagnarti in ogni fase, con soluzioni tecnologicamente avanzate, pensate per far crescere la tua azienda.

Il ruolo dei sensori intelligenti negli impianti industriali

In un’epoca in cui l’industria 4.0 spinge sempre più verso automazione, digitalizzazione e connettività, i sensori intelligenti rappresentano un tassello essenziale per il funzionamento efficiente e predittivo degli impianti industriali. Questi dispositivi non si limitano più a misurare parametri fisici, ma elaborano dati localmente, comunicano con sistemi superiori, e permettono di ottimizzare prestazioni, manutenzione e sicurezza. Vediamo come.

Cosa si intende con “sensori intelligenti”

Un sensore intelligente è un dispositivo che integra non solo la capacità di rilevare una grandezza fisica (come temperatura, pressione, vibrazione, umidità), ma anche componenti elettroniche per il trattamento del dato, la diagnosi locale e la comunicazione in rete. In altre parole, il sensore diventa un nodo attivo: acquisisce il dato, lo filtra o elabora (anche con algoritmi semplici), genera allarmi o trigger, e invia informazioni contestualizzate ai sistemi di supervisione o controllo, contribuendo al modello di produzione “smart”.

Questo livello di intelligenza distribuita consente di alleggerire il carico computazionale finale e di anticipare interventi prima che insorgano criticità.

Benefici operativi per gli impianti industriali

L’adozione di sensori intelligenti porta benefici concreti in vari ambiti operativi. Permette di attuare una manutenzione predittiva: rilevando anomalie nei parametri misurati (ad esempio vibrazioni o surriscaldamenti in un macchinario), il sistema può segnalare la necessità di intervento prima che si verifichi un guasto grave. Inoltre, il monitoraggio continuo e ad alta frequenza consente di ottimizzare l’efficienza energetica: il sistema può segnalare perdite o condizioni operative subottimali, suggerendo modifiche ai setpoint o l’attivazione/disattivazione di componenti.

A livello di sicurezza, un sensore intelligente può anticipare condizioni pericolose, attivare interblocchi automatici o segnalare situazioni fuori range, garantendo protezione agli operatori e agli asset.

Tecnologie abilitanti e comunicazione

Il pieno potenziale dei sensori intelligenti si realizza quando sono connessi a infrastrutture digitali robuste. Tecnologie come IoT (Internet of Things) consentono di integrare i sensori in reti industriali che raccolgono dati da più fonti e li trasferiscono a cloud o sistemi di edge computing. I sensori intelligenti possono essere compatibili con protocolli standard, che permettono di trasmettere in modo bidirezionale informazioni e parametri tra sensore e controllore.

Applicazioni strategiche nei sistemi fotovoltaici industriali

Nel contesto dei sistemi fotovoltaici industriali, i sensori intelligenti trovano applicazione in vari casi. Possono monitorare la temperatura dei moduli, rilevare hot-spot o anomalie, misurare la radiazione solare e il profilo irradiativo, rilevare l’ombreggiamento o inclinazione severa, controllare lo stato delle strutture e la deformazione meccanica dei supporti. Questi dati, elaborati in tempo reale, consentono di intervenire preventivamente per mantenere l’efficienza dell’impianto, evitare guasti e ottimizzare la produzione.

Contatta ELVI S.p.a. per progettare l’impianto fotovoltaico su misura per le tue esigenze aziendali o industriali.

Sicurezza elettrica: regole CEI per impianti integrati

La sicurezza elettrica rappresenta un elemento imprescindibile nella progettazione e nella gestione di impianti integrati, in particolare quando si parla di sistemi complessi come quelli fotovoltaici inseriti in contesti industriali. L’adozione di normative tecniche precise, come quelle emanate dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), ha l’obiettivo di garantire che ogni impianto sia conforme ai più alti standard di sicurezza, affidabilità ed efficienza operativa.

Le regole CEI, aggiornate costantemente in base all’evoluzione tecnologica e normativa, costituiscono il punto di riferimento per progettisti, installatori e system integrator.

Cosa si intende per impianto integrato

Un impianto integrato è un sistema elettrico in cui diverse fonti energetiche e dispositivi sono interconnessi e coordinati tra loro. Nel settore fotovoltaico, per esempio, si parla di impianto integrato quando i moduli solari sono collegati a inverter, sistemi di monitoraggio, dispositivi di interfaccia con la rete e, in molti casi, a impianti industriali preesistenti.

L’integrazione richiede un controllo preciso di ogni variabile elettrica e impone la necessità di rispettare normative tecniche molto dettagliate. Le regole CEI intervengono per stabilire criteri di sicurezza, compatibilità elettromagnetica, gestione delle sovratensioni, messa a terra e protezione delle persone.

L’importanza delle normative CEI

Le norme CEI rappresentano lo standard tecnico nazionale per il settore elettrico. Sono frutto di un processo normativo condiviso a livello europeo e internazionale e si aggiornano regolarmente per tenere conto delle innovazioni tecnologiche e dei nuovi scenari di utilizzo. In ambito fotovoltaico e industriale, le principali norme di riferimento sono la CEI 0-21 e la CEI 0-16, che disciplinano la connessione degli impianti di produzione alle reti di bassa e media tensione.

Queste normative si applicano a tutte le fasi del progetto: dal dimensionamento alla scelta dei materiali, dalla configurazione del quadro elettrico alla protezione contro i guasti, fino alla manutenzione periodica e al collaudo finale.

Sicurezza elettrica in ambienti industriali complessi

Nel contesto industriale, la complessità degli impianti elettrici richiede un’attenzione particolare alle regole CEI. L’integrazione tra impianti fotovoltaici, linee di produzione, sistemi di automazione e quadri di distribuzione comporta il rischio di interferenze, sovraccarichi o interruzioni di servizio. La normativa CEI impone quindi una progettazione dettagliata dei sistemi di protezione, che devono intervenire tempestivamente in caso di anomalie.

Un altro aspetto cruciale è la selettività tra le protezioni, che deve essere garantita per isolare eventuali guasti e limitare le conseguenze su tutto l’impianto. Anche la qualità dell’energia, la stabilità della rete e la protezione dei lavoratori rientrano tra gli ambiti coperti dalle norme CEI, che prevedono soluzioni tecniche mirate per ogni possibile scenario operativo.

La sicurezza elettrica non può essere considerata un dettaglio, ma è un pilastro portante nella realizzazione di impianti integrati, soprattutto in ambito industriale e fotovoltaico. Le norme CEI offrono una guida tecnica chiara e completa per garantire la piena affidabilità e il corretto funzionamento degli impianti, tutelando le aziende, gli operatori e l’ambiente.

Affidati a ELVI S.p.a. per realizzare un impianto integrato conforme alle normative di settore e pronto ad affrontare le sfide energetiche del futuro. Contattaci per una consulenza tecnica su misura e scopri come operare in totale sicurezza, senza compromessi.

Digital twin per monitorare impianti fotovoltaici in remoto

L’evoluzione della tecnologia digitale sta trasformando radicalmente il modo in cui le aziende gestiscono i propri impianti fotovoltaici. Tra le soluzioni più innovative spicca il digital twin, un modello virtuale che replica fedelmente e in tempo reale il funzionamento di un impianto reale.

Questa tecnologia non solo consente di controllare l’impianto a distanza, ma permette anche di anticipare criticità, ottimizzare la produzione e migliorare l’efficienza complessiva del sistema. Per le aziende che investono in fotovoltaico industriale, integrare un digital twin significa portare la gestione energetica a un livello superiore.

Cos’è il digital twin in ambito fotovoltaico

Il digital twin è un gemello digitale dell’impianto fisico, costruito su un sistema dinamico che si aggiorna continuamente attraverso i dati raccolti da sensori, software di monitoraggio e piattaforme IoT. A differenza di una semplice mappa statica, questo modello è in grado di simulare in tempo reale il comportamento dei pannelli solari, degli inverter, dei sistemi di accumulo e della rete elettrica interna.

L’interazione costante tra il sistema reale e quello digitale consente di avere una visione completa, precisa e tempestiva dell’impianto fotovoltaico, rendendo possibile una gestione proattiva, basata sull’analisi dei dati e sulla previsione dei comportamenti futuri.

Monitoraggio da remoto e controllo continuo

Una delle applicazioni più immediate del digital twin è la possibilità di monitorare l’impianto in tempo reale, da qualsiasi luogo. Gli operatori possono accedere a una piattaforma centralizzata e visualizzare lo stato di ogni componente, rilevando rapidamente eventuali cali di rendimento, anomalie o interruzioni di funzionamento.

Questo tipo di monitoraggio, continuo e preciso, consente interventi tempestivi e mirati, evitando fermi produttivi e riducendo i costi di manutenzione. L’analisi predittiva, supportata dall’intelligenza artificiale, permette di pianificare attività correttive prima ancora che si verifichino guasti, prolungando la vita utile dell’impianto e migliorando la sua affidabilità complessiva.

Ottimizzazione della produzione e autoconsumo

Un ulteriore vantaggio del digital twin è la possibilità di analizzare e ottimizzare la produzione energetica. Simulando vari scenari, come le condizioni climatiche, le ore di esposizione o l’invecchiamento dei moduli, il sistema suggerisce le strategie migliori per massimizzare l’autoconsumo e ridurre la dipendenza dalla rete.

Questo approccio è particolarmente utile in contesti industriali ad alto fabbisogno energetico, dove l’energia prodotta può essere utilizzata in tempo reale per alimentare processi produttivi, sistemi di climatizzazione o magazzini automatizzati. Un impianto intelligente è in grado di adattarsi alle esigenze aziendali in modo dinamico, offrendo vantaggi concreti e misurabili.

Integrazione con i sistemi aziendali

Il digital twin non agisce in modo isolato. Può essere integrato con i principali sistemi gestionali aziendali, come ERP, software di manutenzione o piattaforme di energy management. Questo consente di centralizzare le informazioni, semplificare la gestione operativa e avere un controllo unificato su tutti i flussi energetici.

Il digital twin consente inoltre di analizzare grandi volumi di dati e individuare modelli nascosti, suggerendo azioni correttive e strategie di ottimizzazione che altrimenti non sarebbero visibili. Questa sinergia tra analisi dati e simulazione rappresenta una delle frontiere più avanzate della gestione energetica aziendale.

Perché è una soluzione strategica per gli impianti industriali

Nei grandi impianti fotovoltaici, la continuità operativa e l’efficienza sono fattori critici. Adottare un digital twin significa dotarsi di uno strumento capace di anticipare problemi, monitorare in modo intelligente e garantire una gestione più sicura e affidabile dell’energia.

Per aziende che gestiscono impianti oltre i 100 kW o che distribuiscono la produzione su più siti, il digital twin è un alleato strategico nella riduzione dei costi e nell’aumento della produttività. Offre inoltre un valore aggiunto in termini di sostenibilità, tracciabilità dei dati e rendicontazione ESG, elementi sempre più centrali per chi opera nel mondo dell’industria.

Se stai progettando o gestendo un impianto fotovoltaico industriale, affidati a ELVI S.p.a. per integrare soluzioni all’avanguardia. Contattaci oggi stesso per rivoluzionare la gestione energetica della tua azienda.

Come calcolare il fabbisogno energetico della tua azienda

Conoscere il proprio fabbisogno energetico è il primo passo per rendere un’azienda più efficiente, sostenibile e competitiva. Che si tratti di un’industria manifatturiera, di un’attività agricola o di un’impresa logistica, ogni realtà produttiva ha esigenze energetiche specifiche, spesso variabili nel tempo. Stimare in modo corretto il consumo medio permette di dimensionare impianti fotovoltaici e ridurre i costi operativi.

Da dove partire per il calcolo del fabbisogno energetico aziendale

Il punto di partenza per calcolare il fabbisogno energetico è l’analisi dei consumi reali registrati negli ultimi dodici mesi. I dati più affidabili provengono dalle bollette elettriche aziendali, in cui sono riportati i kWh effettivamente assorbiti nei diversi periodi dell’anno. Se l’azienda opera con cicli stagionali o in fasce orarie specifiche, è importante tenere conto di questi fattori per avere un quadro completo e realistico.

Accanto ai dati storici, è utile considerare anche eventuali variazioni future, come l’acquisto di nuovi macchinari, l’espansione delle attività produttive o l’aumento dei turni di lavoro. Un buon calcolo del fabbisogno non si limita quindi a una fotografia del passato, ma integra anche una previsione ragionata sulle esigenze a medio e lungo termine.

Consumi costanti e picchi di assorbimento

Ogni azienda ha un profilo energetico ben definito, con consumi costanti legati alle attività quotidiane e picchi concentrati in determinati momenti. La refrigerazione, l’illuminazione, la ventilazione o la movimentazione automatica, ad esempio, generano un carico continuo e stabile, mentre l’accensione simultanea di più macchinari può determinare picchi improvvisi che incidono notevolmente sul contratto di fornitura e sulla scelta della potenza disponibile.

Conoscere la distribuzione oraria e giornaliera dei consumi consente di ottimizzare l’autoconsumo da impianto fotovoltaico, evitando di sovradimensionare l’impianto e riducendo il rischio di energia inutilizzata o immessa in rete a basso valore. Gli strumenti di monitoraggio energetico in tempo reale possono offrire un supporto prezioso, perché permettono di rilevare con precisione quando, come e quanto l’azienda consuma.

La potenza impegnata e la potenza disponibile

Un altro aspetto fondamentale nella stima del fabbisogno energetico è l’analisi della potenza impegnata e di quella effettivamente disponibile. Questi valori, indicati in kW, rappresentano la soglia contrattuale al di sotto della quale l’azienda può operare senza incorrere in sanzioni o disservizi. Verificare se la potenza impegnata è congrua con il reale assorbimento elettrico consente di evitare sprechi e ottimizzare il contratto con il fornitore.

Nel caso di installazione di un impianto fotovoltaico, conoscere questi parametri è essenziale per determinare la potenza dell’impianto da installare, i benefici in termini di autoconsumo e i margini di risparmio ottenibili sul lungo periodo.

Quando coinvolgere un partner tecnico per la valutazione

Il calcolo del fabbisogno energetico aziendale è un’attività che richiede esperienza tecnica e competenze specifiche, soprattutto quando si vogliono integrare soluzioni come impianti fotovoltaici, o tecnologie di efficientamento energetico. Affidarsi a un partner come ELVI S.p.a. permette di ottenere un’analisi dettagliata e su misura, che considera tutti i fattori rilevanti: consumi attuali, potenzialità di crescita, spazi disponibili e ritorno dell’investimento.

La consulenza tecnica include anche la simulazione dei benefici ottenibili con un impianto fotovoltaico calibrato sul reale profilo di consumo, evitando sovradimensionamenti inutili o sottodimensionamenti poco efficienti. Grazie agli strumenti di monitoraggio avanzati, è possibile seguire l’evoluzione dei consumi e aggiornare periodicamente le previsioni in modo preciso e reattivo.

Con il supporto tecnico di ELVI S.p.a., ogni azienda può affrontare questo passaggio in modo consapevole, trasformando i dati energetici in un vantaggio competitivo concreto. Contattaci subito per maggiori informazioni o per fissare una consulenza dedicata.

Quanto spazio serve per un impianto fotovoltaico su capannone industriale

Quando un’azienda valuta l’installazione di un impianto fotovoltaico su un capannone industriale, una delle prime domande che si pone riguarda lo spazio necessario. Comprendere quanta superficie è richiesta per installare i pannelli fotovoltaici è fondamentale per dimensionare correttamente l’impianto, stimare la produzione energetica e calcolare il ritorno dell’investimento.

La superficie disponibile sul tetto incide in modo diretto sulla potenza installabile e, di conseguenza, sulla capacità dell’impianto di coprire il fabbisogno energetico dell’azienda.

Quanto spazio serve per un impianto fotovoltaico in base alla potenza

Lo spazio richiesto per un impianto fotovoltaico varia principalmente in base alla potenza che si intende installare. In linea generale, per ogni kW di potenza nominale sono necessari circa 5–7 metri quadrati di superficie utile, a seconda dell’efficienza dei pannelli utilizzati, della tecnologia scelta e della modalità di installazione. Questo significa che un impianto da 100 kW, dimensione piuttosto comune per un capannone industriale, può richiedere tra i 500 e i 700 metri quadrati di copertura.

Nel caso di impianti più grandi, come quelli da 250 o 500 kW, la superficie necessaria cresce proporzionalmente. Per esempio, un impianto da 250 kW può occupare tra i 1.250 e i 1.750 metri quadrati, mentre un sistema da 500 kW può arrivare a coprire fino a 3.500 metri quadrati. Naturalmente, pannelli di ultima generazione con elevata efficienza energetica possono ridurre sensibilmente l’ingombro, consentendo di ottenere una maggiore potenza a parità di superficie disponibile.

Valutazione della copertura: forma, orientamento e portata

Oltre alla quantità di spazio, è essenziale valutare anche la qualità della superficie disponibile. Le coperture piane e ampie, tipiche dei capannoni industriali, sono particolarmente adatte all’installazione di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni. Tuttavia, l’orientamento, l’inclinazione e l’assenza di ombreggiamenti giocano un ruolo fondamentale nell’efficienza dell’impianto. Un tetto orientato a sud, con una pendenza compresa tra i 10° e i 30°, consente la massima esposizione alla luce solare durante tutto l’anno, migliorando il rendimento dell’impianto.

Anche la portata statica della struttura deve essere verificata accuratamente, soprattutto in edifici industriali meno recenti. L’installazione dei pannelli, delle strutture di supporto e dei cablaggi comporta un carico aggiuntivo sulla copertura, che deve essere compatibile con le condizioni statiche del tetto. In fase progettuale, è quindi indispensabile effettuare un’analisi strutturale per garantire la sicurezza e la conformità alle normative vigenti.

Ottimizzazione degli spazi e soluzioni modulari

Non sempre l’intera superficie del tetto è effettivamente utilizzabile. È frequente dover considerare ostacoli fisici come lucernari, impianti di aerazione, camini o antenne che riducono lo spazio netto disponibile. In questi casi, è possibile progettare impianti modulari, suddivisi in più sezioni distribuite sul tetto, per sfruttare al meglio ogni area utile senza compromettere la funzionalità dell’edificio.

La flessibilità della progettazione fotovoltaica consente di adattare l’impianto alle geometrie più diverse, utilizzando strutture di supporto personalizzate che permettono l’installazione anche in condizioni non ottimali. Inoltre, grazie ai moderni sistemi di monitoraggio, è possibile controllare in tempo reale la produzione di ogni stringa di pannelli, ottimizzando le prestazioni anche in presenza di aree parzialmente ombreggiate.

Grazie all’esperienza di ELVI S.p.a., è possibile analizzare ogni aspetto strutturale e progettuale, individuando la configurazione ideale per massimizzare la resa energetica nel rispetto delle normative tecniche. Installare un impianto fotovoltaico sul tetto di un capannone industriale non è solo una scelta conveniente, ma un passo concreto verso un futuro energetico più sostenibile ed efficiente.

Contattaci subito per maggiori informazioni o per fissare una consulenza dedicata.

Autorizzazione unica fotovoltaico, cos’è e tutto ciò che devi sapere

La realizzazione di un impianto fotovoltaico industriale di grandi dimensioni richiede una pianificazione accurata, sia sotto il profilo tecnico che normativo. Uno degli aspetti fondamentali da affrontare fin dalle fasi iniziali è il percorso autorizzativo da seguire. Quando l’impianto supera determinate soglie di potenza o si sviluppa in aree particolari, è necessaria l’Autorizzazione Unica, un procedimento complesso ma indispensabile per garantire che il progetto rispetti tutte le normative vigenti.

Comprendere cos’è l’Autorizzazione Unica e come funziona è cruciale per tutte le aziende che desiderano investire in un impianto fotovoltaico efficiente, sicuro e conforme.

Cos’è l’Autorizzazione Unica e quando è obbligatoria

L’Autorizzazione Unica è il procedimento amministrativo che consente di ottenere, con un solo atto, tutti i titoli abilitativi necessari alla costruzione e all’esercizio di un impianto di produzione da fonti rinnovabili. Introdotta dal Decreto Legislativo 387/2003 e regolamentata ulteriormente da normative regionali e nazionali, rappresenta il percorso obbligatorio per gli impianti fotovoltaici con potenza superiore a una soglia generalmente fissata in 1 MW.

Tuttavia, il valore può variare a seconda delle Regioni e della tipologia di impianto. In generale, si ricorre all’Autorizzazione Unica quando si intende realizzare un impianto a terra di grandi dimensioni, oppure quando il sito scelto è sottoposto a vincoli ambientali, paesaggistici o archeologici. A differenza di procedure semplificate come la PAS, questa autorizzazione comporta il coinvolgimento di più enti e una valutazione approfondita sotto vari profili, compresi quelli urbanistici, ambientali ed energetici.

Come si svolge il procedimento autorizzativo

Il procedimento di Autorizzazione Unica è coordinato dalla Regione o dalla Provincia delegata, e prevede la convocazione di una Conferenza dei Servizi alla quale partecipano tutti gli enti coinvolti. Il proponente, ovvero l’azienda o il soggetto incaricato, presenta un progetto completo dell’impianto, comprensivo di relazione tecnica, disegni esecutivi, valutazioni di impatto ambientale e paesaggistico, documentazione urbanistica e richiesta di connessione alla rete.

La Conferenza dei Servizi ha lo scopo di raccogliere, entro tempi prestabiliti, le osservazioni, i pareri e gli eventuali nulla osta da parte dei vari enti. Il procedimento si conclude con il rilascio di un provvedimento unico, che autorizza formalmente la costruzione e la messa in esercizio dell’impianto.

I tempi e le complessità da gestire

L’Autorizzazione Unica è una procedura più articolata rispetto ad altri iter autorizzativi e può richiedere diversi mesi prima del rilascio del provvedimento finale. I tempi variano in base alla completezza della documentazione presentata, alla reattività degli enti coinvolti e alla complessità del progetto. In presenza di richieste di integrazione, osservazioni tecniche o opposizioni da parte di enti o privati, il processo può subire rallentamenti.

Per questo motivo è essenziale partire con una progettazione estremamente accurata e con un’analisi preventiva dei vincoli presenti nell’area. L’esperienza di un partner qualificato si rivela determinante non solo nella redazione del progetto, ma anche nella gestione strategica del rapporto con le amministrazioni e nella presentazione di documenti ineccepibili.

I vantaggi dell’Autorizzazione Unica per grandi impianti

Nonostante il maggiore impegno richiesto, l’Autorizzazione Unica consente di realizzare impianti fotovoltaici su scala industriale, con tutti i vantaggi che ne derivano in termini di autonomia energetica e risparmio economico. Il provvedimento finale ha valore di permesso di costruire, autorizzazione paesaggistica, autorizzazione alla connessione alla rete e nulla osta ambientale, evitando quindi di dover attivare molteplici iter separati.

Ottenere un’autorizzazione unica significa avere certezza giuridica e chiarezza normativa su ogni aspetto del progetto.

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Impianto fotovoltaico per aziende agricole, caratteristiche e potenza

Per le aziende agricole moderne, l’efficienza energetica non è più un’opzione, ma una necessità strategica. L’adozione di impianti fotovoltaici di potenza pari o superiore a 100 kW rappresenta una scelta sempre più diffusa nel settore primario, dove i consumi elettrici sono spesso elevati e legati a processi continui come l’irrigazione, la refrigerazione, l’essiccazione o l’alimentazione di macchinari per la trasformazione alimentare.

Un impianto fotovoltaico di queste dimensioni consente di generare una quota significativa del fabbisogno energetico aziendale, offrendo allo stesso tempo vantaggi economici e ambientali rilevanti.

Impianti fotovoltaici da 100 kW per aziende agricole: progettazione e resa energetica

Un impianto da 100 kW è generalmente composto da circa 250 pannelli fotovoltaici di alta efficienza, installati su coperture di capannoni agricoli, tettoie o strutture appositamente realizzate. In alternativa, quando gli spazi lo consentono, è possibile realizzare un impianto a terra all’interno della proprietà aziendale, seguendo le normative vigenti e compatibilmente con l’attività agricola. In media, un sistema di questa taglia è in grado di produrre tra i 110.000 e i 140.000 kWh all’anno, a seconda della zona geografica, dell’inclinazione dei pannelli e della presenza di eventuali ombreggiamenti.

Questa quantità di energia è sufficiente a coprire in modo significativo il fabbisogno di un’azienda agricola strutturata, soprattutto se dotata di impianti per la trasformazione dei prodotti, celle frigorifere, pompe idrauliche o essiccatoi. Oltre all’autoconsumo, il surplus energetico può essere immesso in rete e valorizzato tramite specifici meccanismi, contribuendo alla redditività dell’investimento.

Integrazione con le attività produttive e spazio disponibile

Uno degli aspetti più importanti nella progettazione di un impianto fotovoltaico per uso agricolo è l’integrazione con le strutture esistenti. Le coperture di stalle, fienili, depositi o serre sono spesso perfettamente compatibili con installazioni di grandi dimensioni, permettendo di sfruttare superfici già disponibili senza consumare suolo agricolo. In altri casi, specialmente per impianti superiori ai 150–200 kW, è possibile progettare installazioni a terra che rispettano i criteri dell’agrivoltaico, dove la coltivazione e la produzione di energia convivono senza conflitti.

Per un impianto da 100 kW servono mediamente tra 500 e 600 metri quadrati di superficie installabile, mentre per taglie maggiori si può arrivare a superare i 1.000 metri quadrati. È importante valutare fin dall’inizio l’orientamento, l’esposizione solare e la presenza di vincoli paesaggistici o ambientali, che potrebbero richiedere l’adozione di soluzioni progettuali specifiche.

Quando conviene investire in un impianto da 100 kW o superiore

La convenienza di un impianto fotovoltaico per un’azienda agricola non si misura solo in termini di risparmio energetico, ma anche nella capacità di generare valore nel lungo periodo. In presenza di consumi energetici costanti e strutturati, un impianto da 100 kW o più diventa un alleato fondamentale per ridurre la dipendenza dalla rete elettrica, migliorare la competitività e rafforzare l’identità sostenibile dell’impresa agricola.

È particolarmente indicato per le realtà che operano nella trasformazione agroalimentare, nella zootecnia o nella conservazione dei prodotti, settori dove il fabbisogno di energia è elevato e continuo. Inoltre, grazie alla possibilità di monitoraggio costante, questi impianti permettono una gestione ottimizzata dei flussi energetici e dell’autoconsumo.

La progettazione accurata, la selezione di componenti di qualità e l’affidamento a un partner esperto come ELVI S.p.a. garantiscono risultati concreti e duraturi nel tempo. Contattaci subito per maggiori informazioni o per fissare una consulenza.

Cos’è la Procedura Abilitativa Semplificata e cosa sapere sulla PAS

Nel contesto della transizione energetica e della crescente diffusione degli impianti fotovoltaici, la burocrazia legata all’autorizzazione delle opere rappresenta spesso un ostacolo per le aziende. Per semplificare l’iter autorizzativo, è stato introdotto uno strumento rapido ed efficace: la Procedura Abilitativa Semplificata, più comunemente conosciuta come PAS. Questa procedura è stata pensata per facilitare la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, soprattutto quando si tratta di interventi che non alterano in modo significativo l’assetto urbanistico e paesaggistico delle aree interessate.

Comprendere cos’è la PAS e come funziona è essenziale per le imprese che vogliono installare o ampliare un impianto fotovoltaico in tempi certi, evitando ritardi o inutili complicazioni.

A cosa serve la PAS e quando si applica

La PAS è una modalità autorizzativa introdotta con il Decreto Legislativo 387/2003 e successivamente regolamentata da normative regionali e nazionali. La sua finalità è quella di semplificare il percorso burocratico per l’installazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili, tra cui quelli fotovoltaici. È molto utilizzata dalle aziende che intendono installare un impianto fotovoltaico su tetti di capannoni, edifici industriali o aree produttive, senza modificare in modo sostanziale l’uso del suolo o la morfologia dell’area.

La PAS non si applica in presenza di vincoli paesaggistici, archeologici o ambientali stringenti, né a impianti con potenza superiore a determinate soglie stabilite dalle Regioni. Tuttavia, in assenza di tali vincoli e nei casi previsti dalla legge, rappresenta la soluzione più rapida e meno onerosa per ottenere l’autorizzazione a costruire.

Come funziona la Procedura Abilitativa Semplificata

La PAS si basa su un meccanismo di comunicazione formale al Comune competente, che viene effettuata dal soggetto proponente — tipicamente l’azienda o il suo rappresentante tecnico — con l’invio della documentazione richiesta. Questa comunicazione consiste in una relazione tecnica asseverata da un professionista abilitato, che descrive le caratteristiche dell’intervento, la localizzazione, la potenza dell’impianto e il rispetto delle normative vigenti, sia in ambito urbanistico che ambientale.

Una volta depositata la documentazione, il Comune ha 30 giorni di tempo per esprimere eventuali osservazioni o richieste di integrazione. Se entro questo termine non vengono rilevati impedimenti o necessità di modifica, l’azienda può considerare l’autorizzazione come formalmente acquisita e procedere con l’inizio dei lavori. È quindi una procedura in cui vale il principio del silenzio-assenso, che consente di ottenere un’autorizzazione implicita in tempi certi e contenuti.

Cosa deve contenere la documentazione PAS

La documentazione da presentare con la PAS è articolata ma non eccessivamente complessa. Deve contenere la relazione tecnica firmata da un professionista, la planimetria dell’intervento, gli elaborati grafici che descrivono l’impianto e la sua integrazione nell’area, e le dichiarazioni relative alla conformità urbanistica e alla compatibilità con le normative ambientali. Nei casi in cui sia prevista la connessione alla rete elettrica, è necessario allegare anche la documentazione predisposta per il gestore di rete, come la richiesta di connessione o la convenzione per lo scambio sul posto o il ritiro dedicato.

I vantaggi della PAS per le aziende

La Procedura Abilitativa Semplificata offre numerosi vantaggi alle imprese che vogliono investire in energia rinnovabile. Il primo è certamente legato ai tempi: ottenere un’autorizzazione in 30 giorni permette di pianificare l’intervento senza incertezze o lungaggini. Inoltre, la PAS è una procedura meno onerosa rispetto all’Autorizzazione Unica, sia in termini di costi di progettazione che di iter burocratico.

La semplicità del procedimento consente inoltre una maggiore flessibilità, rendendo possibile adattare la configurazione dell’impianto alle reali esigenze dell’impresa. Se integrata con un’analisi accurata dei consumi e un progetto ben calibrato, la PAS consente di realizzare impianti fotovoltaici industriali perfettamente dimensionati, efficienti e sicuri.

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Autorizzazione impianto fotovoltaico industriale, tutto ciò che devi sapere

Installare un impianto fotovoltaico industriale è un progetto strategico per le aziende che vogliono ridurre i costi energetici e migliorare la sostenibilità ambientale. Tuttavia, prima di poter avviare i lavori e connettere l’impianto alla rete, è fondamentale conoscere e rispettare le autorizzazioni necessarie. Il percorso autorizzativo non è sempre semplice, e varia in base alla potenza dell’impianto, alla sua collocazione e all’uso dell’energia prodotta. In questo articolo esploreremo tutto ciò che occorre sapere per ottenere l’autorizzazione del proprio impianto fotovoltaico industriale.

Il quadro normativo e l’importanza dell’autorizzazione

Ogni impianto fotovoltaico industriale deve rispettare una serie di norme tecniche e urbanistiche che garantiscono la sicurezza e l’integrazione dell’impianto nell’ambiente circostante. Le autorizzazioni rappresentano un requisito fondamentale per avviare i lavori in regola e per poter beneficiare degli incentivi e dei meccanismi di remunerazione dell’energia prodotta.

In Italia, il quadro normativo è delineato principalmente dalle direttive europee sullo sviluppo delle energie rinnovabili e dalle disposizioni del Testo Unico per l’Edilizia (D.P.R. 380/2001), oltre che dalle linee guida regionali che possono introdurre regole specifiche per il territorio.

I principali iter per l’autorizzazione di un impianto fotovoltaico industriale

Per gli impianti fotovoltaici industriali, esistono tre principali percorsi autorizzativi: la Procedura Abilitativa Semplificata (PAS) e l’Autorizzazione Unica. La scelta del percorso dipende dalla potenza dell’impianto, dal tipo di intervento e dalle caratteristiche del sito.

La PAS è uno strumento pensato per impianti di medie dimensioni e per interventi che non modificano in modo sostanziale l’assetto urbanistico dell’area. Consente di avviare i lavori dopo 30 giorni dalla presentazione della documentazione al Comune, salvo eventuali richieste di integrazioni o modifiche.

Per impianti di maggiore potenza, oltre i 50 kW e fino ad 1 MW, e per interventi che comportano modifiche rilevanti o interessano aree sottoposte a vincoli paesaggistici o ambientali, è necessaria l’Autorizzazione Unica. Questa procedura è più complessa e prevede il coinvolgimento di diversi enti competenti, come la Regione, i Comuni interessati, il gestore di rete e, in alcuni casi, la Sovrintendenza. L’iter può richiedere più tempo, ma garantisce la massima chiarezza e conformità alle norme vigenti.

Documentazione e passaggi da rispettare

Indipendentemente dalla tipologia di autorizzazione, è necessario presentare una serie di documenti fondamentali. Tra questi figurano la relazione tecnica dell’impianto, il progetto esecutivo, la valutazione di impatto paesaggistico e ambientale (se richiesta) e la dichiarazione di conformità urbanistica. Inoltre, è obbligatorio comunicare al gestore di rete la richiesta di connessione dell’impianto, in modo da pianificare e realizzare le opere necessarie per integrare la produzione di energia con la rete elettrica esistente.

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